Mamme costrette a lasciare il lavoro – L’ingiustizia più grande (1701/2018)

Mamme costrette a lasciare il lavoro – L’ingiustizia più grande (1701/2018)

maria.martillo 18 gennaio 2018 Nessun commento

tratto dal “Fatto Quotidiano”,  – Elisabetta Ambrosi. “I dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, secondo cui le dimissioni volontarie delle donne dopo aver avuto un figlio, in pratica l’autolicenziamento, magari a volta persino sostenuto o comunque non ostacolato dal datore di lavoro, sono in crescita: 29.879 madri hanno lasciato il lavoro l’anno scorso, ma solo 5.261 lo hanno fatto per passaggio ad altra azienda, mentre 24.618 per la difficoltà di conciliare la cura del bambino e il lavoro stesso.” Questo è un tema a me, personalmente davvero caro. Ho sempre vissuto a Milano, e lavoro da 6 anni come addetta vendita per un noto marchio di lusso. Il mio è un lavoro sicuro, con un contratto a tempo indeterminato vero, e fortunamente, ancora prima di rimanere incinta, avevo chiesto ed ottenuto un part-time verticale. Direi che fin qui, tutto bene. Dopo il matrimonio mi sono trasferita a Genova, dal momento che mio marito è di qui, e sarebbe stato meno difficoltoso per me trasferirmi. Fare avanti e indietro, non è stato mai un grande problema, perchè nei giorni in cui lavoravo, semplicemente andavo da mia mamma e ci restavo per i giorni in cui lavoravo. Tutto questo è stato perfetto, finchè non è arrivato Tommaso. Io ho scelto di fare “allattamento a richiesta” e per i primi mesi, fino allo svezzamento, è stato “esclusivo”;per fare ciò ho dovuto richiedere tutta la maternità facoltativa (che ricordo sono in totale 6 mesi in cui la tua retribuzione è ridotta al 70%, e quindi non accessibile proprio a tutte), e tutte le ferie non godute degli anni precedenti. Sono rientrata a lavoro che Tommaso aveva quasi 1 anno. Mi ritengo già fortunata, perchè non tutte le mamme si possono permettere il lusso di vivere con uno stipendio con una tale riduzione; basti pensare alle mamme sole, quelle non sposate o che comunque vivono già in una situazione precaria.   Il rientro al lavoro è traumatico sotto tutti i punti di vista: emotivo, in quanto lasci tuo figlio per ore. Da una parte si può godere dei permessi per allattamento (retribuiti al 100%)  fino al primo anno  del bambino. Dall’altra parte i sensi di colpa per una mamma sono inimmaginabili. Poi c’è il fatto che quando rientri, non sempre trovi ciò che hai lasciato, e non sempre il tuo posto è lo stesso. Anche i tuoi colleghi e superiori sono diversi, o semplicemente sanno che d’ora in poi, il tuo metro di giudizio è parametrato dai ritmi di un bambino, e non sempre in linea con le esigenze aziendali. Orari flessibili, trasferte, flessibilità. La flessibilità di una mamma non va d’accordo con la flessibilità delle aziende. E non importa quanto hai fatto gli anni precedenti, quanto vali dal punto di vista professionale. No, perchè tu adesso sei “mamma”, manco si trattasse di una malattia. Ma alla questione dei costi si aggiunge il problema delle emozioni: perché quand’anche quelle donne riuscissero a coprire le spese per gli aiuti fino alle sei della sera, dovrebbero sopportare l’atroce lacerazione, perché tale è, di stare lontano dai propri bimbi per molte, troppe ore, quando invece il loro desiderio è quello di stare in contatto con i loro piccoli, un contatto che è fisico, emotivo, totale. Per non parlare poi di eventuali crescite e promozioni: una donna mamma deve fare i conti con la propria coscienza e scegliere se “famiglia” o “carriera”, e s sceglie quest’ultima, sa già che dovrà fare il doppio dello sforzo rispetto ad un uomo, in quanto deve dimostrare ai superiori che “ha le palle” di non farsi ammorbidire dalle esigenze di un pargolo e che riesce a gestire ottimamente le emozioni ed i sensi di colpa. Di recente una mia collega che ha avuto il secondo figlio, si è dovuta licenziare perchè l’azienda non le ha concesso il part-time e con 2 figli, un marito che fa il nsotro stesso lavoro, nonni lontani, facendosi 2 conti in tasca hanno convenuto che forse era meglio per lei starsene a casa. Altrove, le madri trovano questa rete, fatta di welfare e servizi, forse impersonali ma altamente efficienti. Altrove possono chiedere al padre di restare accanto a loro per molto tempo, anche alcuni mesi, com’è previsto ad esempio nei paesi scandinavi. Qui, invece, le donne sono sempre più sole, perché le loro madri, quelle che fino ad oggi hanno sopperito a tutte le mancanze dello stato, sono sempre più anziane e i padri hanno solo due assurdamente miseri giorni pagati di paternità. Per concludere, possiamo fare mille esempi di questo tipo, ma il punto che ci accomuna tutte noi donne, è proprio il fatto di dover scegliere tra famiglia e lavoro,  realizzazione personale e famiglia, in una società in cui si vede ancora la donna come il centro della vita familiare. E così dev’essere, ma la donna non dev’essere solo questo. E gli uomini devono essere liberi di essere dei buon padri. In questa società dove le figure genitoriali vengono sempre meno, e invece dovrebbero essere più presenti, sarebbe bello se lo Stato o chi per esso facesse qualcosa per salvagurdare l’importanza e il valore dell’unita familiare, che è anche alla base di una società civile. Ma una madre che lascia il lavoro dopo la nascita di un bambino è molto più di una madre che lascia il lavoro. È il simbolo del fallimento di una società intera, di una totale incapacità di intervenire nell’ambito che più di tutti richiederebbe interventi, quello dell’occupazione femminile e della tutela della maternità, una tutela che sia degna di questo nome. Una mamma che deve lasciare il lavoro dopo la nascita è un’ingiustizia. Io ho raccontato la mia esperienza personale come mamma e come lavoratrice dipendente, mentre per le mamme lavoratrici autonome o con contratti precari la situazione è molto peggio. Qui sotto lascio il link dell’articolo del Fatto Quotidiano da cui mi sono ispirata e da cui sono tratti i dati.   Buona giornata   Elisa   Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/09/mamme-costrette-a-lasciare-il-lavoro-lingiustizia-piu-grande/4080685/ Benvenuto nel nostro laboratorio della creatività

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